È il primo caso di Unione sociale Ora va difeso

Maurizio Ferrera

Gli osservatori più impazienti lo hanno denominato il «fondo della miseria»: miserabile per la pochezza delle sue ambizioni e risorse finanziarie. Il Fead è invece un’innovazione significativa, per almeno due motivi. La sua partecipazione è stata resa obbligatoria, tutti gli Stati membri pagano una quota; le sue erogazioni seguono il criterio del E il primo caso di Unione sociale Ora va difeso «bisogno» e non del «giusto ritorno» (ho pagato, spetta qualcosa anche a me comunque). Si tratta in altee parole del primo esempio di solidarietà paneuropea quasi «pura», di trasferimenti fra Stati più ricchi e Stati più poveri, al fine di aiutare i cittadini Uè più vulnerabili. È un seme promettente, che può trasformarsi in un tassello importante dell’Unione sociale europea. Dal punto di vista della sua genesi, ciò che spicca è il ruolo giocato dalle organizzazioni filantropiche nazionali e transnazionali: il settore della società civile che ha mostrato di essere più attivo nel promuovere passi concreti lungo la dimensione sociale della integrazione. Per crescere, il Fondo ha però ora bisogno di sostenitori di maggior peso politico e istituzionali. Se nella campagna elettorale che si sta svolgendo qualche partito candidato volesse dire qualcosa di sinistra sul futuro della Uè, ecco un tema importante e concreto di cui parlare.

Questo articolo è l’ottavo di una serie a puntate sulla Unione sociale europea, iniziata su queste colonne l’11 febbraio. Per ulteriori approfondimenti su questi temi, si veda il sito web http://www.euvisions.eu

 

Questo articolo è comparso anche su Corriere Economia del 13 Maggio 2019

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