Come si fa a scaldare i più giovani?

Maurizio Ferrera

Il Comitato economico e sociale europeo (Cese) è un organismo ufficiale della Ue con ruolo consultivo. Rappresenta la società civile organizzata: parti sociali, gruppi di interesse, professioni, associazioni. In Italia è poco noto, ed è un peccato. Pur non essendo formalmente coinvolto nei processi legislativi, i suoi pareri svolgono un ruolo importante su tutte le questioni che riguardano il sociale. E’ stato l’attivismo del Cese a dettare l’agenda sull’impresa sociale. L’articolo 11 del Trattato di Lisbona, quello che riguarda la democrazia partecipativa, è praticamente stato scritto al Cese. Ora il Comitato è guidato da un italiano: Luca Jahier è il suo trentaduesimo presidente e resterà in carica due anni e mezzo. Un periodo delicatissimo perl’Unione, che dovrà affrontare il rinnovo del parlamento europeo e la riforma dell’euro.

Fra le priorità del Comitato e di Jahier vi è anche quella di aumentare la presenza e le iniziative Cese negli stati membri. L’ascesa del populismo ha fatto sì che la politica si sta riducendo, nel discorso pubblico, ad una questione fra «cittadini» e «classe politica». Si tratta innanzitutto di un errore concettuale: in mezzo c’è la società civile, fatta di corpi intermedi, veicoli insostituibili per l’articolazione e l’aggregazione degli interessi. Ed è soprattutto una semplificazione che crea conflitti e rischia di erodere le fondamenta «sociali» della democrazia. Per rafforzare l’Unione europea è indispensabile far crescere la sfera pubblica transnazionale. Giustamente, Jahier parla di cultura e giovani. Se i valori che hanno ispirato l’integrazione (pace, prosperità, progresso sociale, libertà e solidarietà) non riescono a scaldare i cuori delle nuove generazioni, a spronarli alla partecipazione politica e al coinvolgimento sociale, l’avventura europea non ha più prospettive. Nel suo piccolo, il Cese può dare un contributo importante. Magari lanciando qualche ballon d’essai e qualche iniziativa insolita e ambiziosa, che valorizzi la presenza e il ruolo dei giovani come traghettatori del presente nel futuro.

Questo articolo è comparso anche su Corriere della Sera Economia dell’ 11 giugno 2018

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