Euro si, euro no. Dibattito utile solo ai social

di Maurizio Ferrera e Giovanni Pagano

 

“Non è più il momento di uscire dall’euro”. Il 9 gennaio scorso, dagli studi di Porta a Porta, Luigi di Maio ha impresso una decisa correzione di rotta rispetto alla posizione storica del Movimento 5 Stelle. In un tweet dello stesso giorno, Silvio Berlusconi ha dichiarato che il suo alleato Salvini “non ha più l’idea di uscire dall’Euro”. Oltre che sui mezzi di comunicazione tradizionali, queste dichiarazioni hanno suscitato un vortice di reazioni anche sui social media.

 

Uno studio di Euvisions ha analizzato il dibattito su Twitter.  Come si vede dalla figura, le uscite di Di Maio e Berlusconi hanno provocato un marcato “picco” di discussione alla quale hanno partecipato con i loro account leader politici, partiti e movimenti, esperti e intellettuali, singoli cittadini. I tweet raccolti e analizzati sono stati più di 60.000, tutti incentrati sulla questione euro e sul cambio di rotta dei Cinque Stelle e della Lega.

Le tre discussioni

 

Nel caos delle conversazioni, Euvisions ha identificato tre gruppi di utenti in base all’orientamento politico.  Il primo è quello dei simpatizzanti e politici del PD, i quali hanno colto l’occasione per attaccare la coalizione di centrodestra e soprattutto il M5S. In posizione più defilata si pone un secondo gruppo di conversazioni che coinvolgono Silvio Berlusconi, da poco approdato su Twitter. Il terzo e più ampio gruppo (più della metà dei tweet raccolti) è quello “sovranista”,  composto da chi si oppone all’euro e vorrebbe che l’Italia tornasse alla valuta nazionale. Quest’area si raccoglie intorno ad alcune figure “nodali” che animano il dibattito: ad esempio Alberto Bagnai, professore di economia all’Università di Pescara o Claudio Borghi, ora responsabile economico della Lega.

 

Le dichiarazioni di Di Maio e Salvini (o meglio, di Berlusconi su Salvini) hanno acceso due linee di conversazione: una più generale su Italia e euro; una più specifica sul repentino cambio di rotta dei due leader. All’interno dell’ area ‘sovranista’, vi è stata una reazione vigorosa da parte dei fautori dell’ Italexit: nella maggior parte dei loro tweet (circa il 60%) si reclama l’uscita dalla moneta unica. Questi messaggi, provenienti da simpatizzanti del M5S come della Lega o della destra estrema, sono accomunati da una generale ostilità verso la globalizzazione e da una nostalgia verso il protezionismo economico e le svalutazioni competitive. Anche nel gruppo berlusconiano vi sono stati tweet ostili alla moneta unica (circa il 40%) mentre la quota di euroscettici in seno al gruppo che simpatizza o rappresenta il PD  è molto più bassa (però c’è: interessante).

 

La seconda linea di conversazione ha riguardato le ‘giravolte’ dei due leader rispetto agli impegni presi ed è piena di accuse di inaffidabilità e di incoerenza. Da dove vengono queste critiche, e a chi sono dirette?  In buona parte provengono dal gruppo PD.  Più di due terzi dei tweet che originano da questo gruppo sbeffeggiano Di Maio e Salvini per aver cambiato idea. Le critiche sono però arrivate copiose anche dai sovranisti; molti hanno attaccato Di Maio, ma più ancora hanno preso di mira la Lega, esprimendo delusione per il riposizionamento di Salvini, attribuito alle pressioni di Berlusconi e all’alleanza con Forza Italia. Le parole usate sono state spesso forti (si veda la nuvola), arrabbiate, sdegnate.  Tra gli hashtag più diffusi in quest’area compare #iovotoCasaPound, segno che una parte dei  duri e puri considera persino di cambiare partito. La Lega è il partito che più esplicitamente ha cercato di intestarsi l’elettorato anti-euro: l’alleanza con FI è perciò vista come un “tradimento” della causa, dal momento che per Berlusconi la moneta unica non deve essere messa in discussione. I leghisti più esposti su questo fronte si sono difesi energicamente: dai  loro acount sono partiti appelli alla calma e rassicurazioni sul fatto che la Lega manterrà le proprie posizioni euro-scettiche.

Le conseguenze

 

A seconda del peso elettorale del fenomeno #noeuro, i riposizionamenti delle ultime settimane potrebbero avere conseguenze tanto sul M5S che sulla Lega. Per il momento il M5S non sembra voler riguadagnare i voti dell0’antieuropeismo più intransigente. La Lega è invece più disorientata e si difende proponendosi come  unico ‘voto utile’ per portare l’euro-scetticismo al governo.  Nella contesa per l’elettorato ‘responsabile’, a giudicare dal volume e dal contenuto delle conversazioni, il PD risulta più convincente rispetto a Forza Italia. Quest’ultimo partito ha partecipato al dibattito Twitter cercando di rinverdire la vecchia polemica con Prodi sul tasso di cambio lira-euro, a quasi vent’anni dalla sua introduzione.

 

Nessun partito è ancora intervenuto con una proposta forte sull’Europa. Per ora, l’agenda è in mano a francesi e tedeschi.  Le loro idee sono ambiziose. Nei dettagli si nascondono tuttavia insidie pericolose per il nostro Paese, sulle quali i nostri ondivaghi leader dovrebbero riflettere  molto più seriamente e fattivamente.

per approfondire:

http://www.euvisions.eu

Questo articolo è comparso anche sul Corriere Economia del 21 gennaio 2018

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