Italia-Germania, sale lo spread della sfiducia

di Maurizio Ferrera e Alessandro Pellegata

 

La crisi economica non ha solo inasprito il risentimento verso la UE, ma sta anche erodendo quel capitale di fiducia reciproca che i diversi stati membri hanno faticosamente accumulato a partire dal Trattato Di Roma. In particolare sono aumentate le tensioni tra i paesi del Nord Europa, forti sostenitori delle politiche di austerità, e i paesi dell’area mediterranea, caratterizzati da una difficile ripresa economica e da un alto debito pubblico. Germania e Italia rappresentano in modo più emblematico queste due Europe. E i dati confermano che fra le loro opinioni pubbliche si è aperto un inedito divario su alcuni temi cruciali.

Legate da intense relazioni economiche, sociali e culturali, Germania e Italia hanno nel tempo condiviso uno spiccato e fattivo europeismo. Tuttavia negli ultimi anni le politiche e la missione dell’Europa sono passate da punto di incontro a fonte di tensione. In Germania il sostegno verso l’UE è alto e stabile, in Italia il filo-europeismo ha invece subito un declino con l’introduzione della moneta unica e un vero e proprio crollo durante la grande crisi. Italiani e tedeschi esprimono opinioni contrapposte anche sulla disponibilità ad aiuti finanziari verso gli stati membri in difficoltà e sulle responsabilità dei diversi paesi nella crisi economica (dati REScEU: www.resceu.it ).

La crisi dell’Eurozona e le conseguenti politiche di austerità hanno esacerbato alcuni tradizionali stereotipi e pregiudizi: italiani indisciplinati e imprudenti, tedeschi avari e inflessibili (tab. 1). Dal 2010 ad oggi, il favore dell’opinione pubblica del nostro paese nei confronti della Germania è passata dal 70% al 54%, il “raffreddamento” più marcato fra i grandi paesi (tab. 3). Insieme agli spagnoli, gli italiani sono diventati molto critici e pensano che la Germania abbia troppa influenza nella UE (tab. 2). Da altre indagini sappiamo che il 66% degli italiani crede che la Germania si impegni troppo per promuovere i propri interessi nazionali , ( il 53% dei tedeschi ritiene che si impegni troppo poco!). Inoltre, il 75% dei nostri connazionali ritiene che la Germania dovrebbe tenere in maggiore considerazione i problemi degli altri paesi UE e l’81% pensa che Berlino abusi del proprio ruolo. La stragrande maggioranza degli intervistati tedeschi ritiene invece che i problemi economici dell’Italia siano largamente imputabili a sé stessa (78%) e che Roma faccia ancora troppo poco per riformare stato ed economia (80%). Poiché la governance macroeconomica della UE è principalmente ispirata dalla Germania, non stupisce, da un lato, che la grande maggioranza dei tedeschi valuti positivamente il modo in cui Bruxelles gestisce l’economia europea né, dall’altro lato, che la stragrande maggioranza degli italiani si schieri sul fronte opposto (tab 4). Uno studio di prossima pubblicazione condotto da Olmastroni (Università di Siena) e Pellegata (Università di Milano) mostra come il risentimento degli italiani verso la UE, il loro giudizio negativo sull’operato della leadership tedesca e l’opinione sfavorevole verso la Germania siano strettamente associati.

La crescente divaricazione fra Nord e Sud e in particolare fra Germania e Italia fa molto male all’Europa. Come recita, fin troppo enfaticamente, il preambolo del rattato di Lisbona, la UE non è una collezione di stati collegati da un mercato unico e con una moneta comune. E’ una collettività politica plurinazionale impegnata in una cooperazione sempre più stretta in tutti gli ambiti e livelli. Le politiche economiche sono ovviamente  importanti. Ma la UE non può sopravvivere senza fiducia tra i popoli, senso di reciprocità e un minimo di benevolenza in caso di avversità, soprattutto quando queste sono la diretta conseguenza dello stare insieme. Salvaguardare queste condizioni è compito delle élite, dipende dalla loro capacità di orientare e guidare l’opinione pubblica, anche quella degli altri paesi. Le élite italiane hanno le loro colpe. Dato il proprio peso economico e geo-politico, la Germania ha tuttavia una dose di responsabilità in più. Speriamo che il nuovo governo di Berlino sappia esercitare questa responsabilità con maggiore convinzione ed efficacia.

http://www.euvisions.eu

Questo articolo è comparso anche su Corriere Economia del 8 gennaio 2017

 

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