Ordine e disordine, guerra e pace, la politica nella nuova Europa

Si apre oggi presso l’Università Statale di Milano il XXX Convegno annuale della Società Italiana di Scienza Politica. Costituita nel 1973, la SISP raggruppa 350 politologi che lavorano nell’accademia, non solo nel nostro Paese. Le associazioni scientifiche continuano a svolgere un importante ruolo culturale e sociale, come luoghi privilegiati di dialogo e di confronto di esperienze di ricerca e didattiche, verifica di conoscenze e sviluppo di collaborazioni. Un ruolo che appare ancor più rilevante nella crisi che vive oggi l’autorevolezza scientifica nella indistinta confusione della rete. Su internet, infatti, pregiudizi, stereotipi, ricerca di capri espiatori sono posti sullo stesso piano delle analisi scientificamente fondata della realtà politica.

Il programma del Convegno (che durerà fino a sabato) è molto ricco e offre un emblematico “spaccato” dei temi e dei metodi di ricerca di una disciplina ormai entrata anche in Italia nella fase di piena maturità. Scorrendo la lista delle tre sessioni plenarie e degli ottantasei panel colpisce, in questa edizione,  la prevalenza di titoli che evocano instabilità, conflitti, crisi e guerre. Si parlerà, naturalmente, anche di recessione economica, di riforme, di assetti istituzionali. Ma emerge in modo evidente anche una rinnovata attenzione verso i temi della sicurezza, dei flussi di rifugiati, delle grandi migrazioni e soprattutto del terrorismo (tre panel saranno dedicati a Giulio Regeni e Valeria Solesin).

Al centro dell’interesse ritornano dunque i temi classici della scienza politica: ordine/disordine, cooperazione/conflitto, pace/guerra. Con una duplice sfida conoscitiva: delineare i tratti specifici che tali “polarità” assumono nell’attuale fase storica e nei vari contesti regionali e identificare le dinamiche geo-economiche e geo-politiche che generano spinte centrifughe e antagonismi. L’instabilità è ormai endemica non solo in un sistema internazionale a egemonia debole (sulla scia del “declino americano”) e caratterizzato dal cosiddetto scontro di civiltà fra Occidente e Islam. Ma affligge in misura crescente anche gli stati nazionali, indebolendo le loro capacità di integrazione politica e sociale.

Il convegno dedicherà varie sessioni alla crisi della democrazia rappresentativa e della sua istituzione chiave, il partito politico, pur senza trascurare alcuni segnali di innovazione (mobilitazioni “movimentiste”, risveglio della società civile e delle sue associazioni, esperimenti di democrazia diretta e deliberativa). Le democrazie consolidate dell’Europa e del Nord-America mostrano crescenti difficoltà nell’organizzare il consenso e nel promuovere politiche efficaci. L’Unione Europea, fino a pochi anni fa additata come esempio di democrazia post-nazionale, deve oggi fronteggiare la sfida del nazional-populismo e persino della secessione (Brexit). A loro volta, i processi di democratizzazione dei paesi post-coloniali e in via di sviluppo registrano preoccupanti segnali di involuzione.

E il nostro Paese?  In un evento SISP non possono certo mancare analisi, riflessioni e confronti sul sistema politico italiano. Ed infatti il convegno della Statale affronta molti dei nodi problematici della politica italiana, dalla transizione istituzionale (a cominciare dalla riforma costituzionale) alle riforme economiche e sociali, alla politica estera.

L’incontro di Milano offre non solo l’occasione per approfondire le tendenze della politica, ma anche per capire come la si studia in modo rigoroso e sistematico. Per questo nel convegno SISP si parlerà molto anche di concetti, teorie e metodi su cui fondare il consenso degli studiosi. Un consenso tanto più necessario in una scienza con un’identità disciplinare meno accentuata rispetto ad altre, più pluralista al suo interno e più aperta al dialogo con altre scienze sociali, in particolare la sociologia, la storia, l’economia, il diritto e la filosofia politica. Queste caratteristiche non sono una debolezza, ma al contrario un valore, una risorsa: purché si accompagnino a un consenso di fondo circa le regole da seguire per condurre ricerche metodologicamente rigorose e teoricamente fondate. Nel contesto italiano, si tratta di seguire la lezione di “chiarezza” di grandi maestri come Norberto Bobbio e Giovanni Sartori, i cui nomi verranno spesso ricordati, c’è da scommetterlo, nel corso del convegno milanese.

Questo articolo è comparso anche su Il Corriere della Sera del 15 settembre 2016

 

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