Brexit apre spazi a Bruxelles. Dobbiamo saperli sfruttare

Come cambieranno gli equilibri di potere nella UE dopo la Brexit? La domanda è forse prematura, visto che non si sa quando il Regno Unito abbandonerà formalmente l’Unione. Ma alcuni scenari circolano già. Fra i più recenti e plausibili c’è quello appena pubblicato su Votewatch.eu, un think tank inglese.

Le previsioni riguardano il Consiglio dei Ministri. Si tratta dell’arena decisiva per il policy making europeo, non tanto sui temi di alta strategia (quelli si dibattono fra primi ministri nel Consiglio Europeo) quanto piuttosto sulle diverse questioni di politica “ordinaria”: mercato interno, ambiente, affari sociali e così via.

Nelle votazioni in Consiglio i rappresentanti della Germania hanno un tasso di insuccesso sorprendentemente alto. Dal 2009 ad oggi, Berlino è stata messa in minoranza ben 42 volte, la Francia solo 3. Il nostro paese è stato battuto 11 volte, ma ai tempi di Berlusconi. Sotto Renzi, l’Italia ha sempre fatto parte della coalizione vincente. E dal 2009 ad oggi i rappresentanti di Roma hanno votato come i francesi nel 95% dei casi.

Votewatch predice dunque che saranno Francia e Italia a trarre maggiori benefici dalla Brexit in termini di potere decisionale. A perdere saranno l’Olanda, la Svezia e la Danimarca, tradizionali alleate di Londra su molte questioni.

E la Spagna? Madrid ha perso più spesso di Francia e Italia. Ma nel 90% dei casi ha votato con loro. Nonostante la differenza di colore politico fra governi, sembra già esistere nei fatti un asse latino, capace di aggregare consensi anche nell’Est (Romania e Ungheria).

Quale linea politica seguono Francia, Italia e Spagna? La tendenza più vistosa è quella di votare a favore delle soluzioni che comportano maggiore integrazione. I tre paesi rimangono insomma i più euro-entusiasti di tutti, situandosi al polo opposto rispetto al blocco anglo-scandinavo e a quello germanico.

La Brexit lascerà un vuoto enorme, soprattutto sui dossier che riguardano i temi del mercato interno. L’ uscita di Londra aprirà però spazi oggettivi al nostro paese. Speriamo di riuscire a sfruttarli, con una attenta politica di alleanze e buone proposte.

 

Questo editoriale è comparso anche su Il Corriere della Sera del 20 luglio 2016.

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