Archivi del mese: dicembre 2012

Nel futuro meno vincoli e rendite

Maurizio Ferrera

Il presidente del Consiglio non lo ha detto esplicitamente, ma ha fatto capire che c’è una «Cornice Monti» e, al suo interno, una più specifica «agenda». La Cornice delimita un perimetro di ragionevolezza programmatica di base e comprende essenzialmente due elementi. Il rispetto del quadro di riferimento europeo, innanzitutto, che può essere modificato negoziando con i partner ma non sfidato in modo unilaterale. Il secondo è il mantenimento dell’Imu: non tanto per le caratteristiche particolari di questa imposta, ma perché è diventata un simbolo di serietà fiscale e di impegno al risanamento. Solo le formazioni di centro si situano senza ambiguità all’interno della Cornice. La coalizione di centrosinistra dovrà chiarire, il Pdl di Berlusconi e tutti gli altri sono fuori.

L’agenda è invece, sostanzialmente, il prolungamento dell’attuale programma di governo, imperniato sulla triade rigore, crescita e equità. Nessun passo indietro, per cominciare, sui cambiamenti già realizzati, in particolare le pensioni. Misure più incisive, in secondo luogo, sui fronti della giustizia, dei costi della politica, della pubblica amministrazione, del fisco. E soprattutto nuove offensive di liberalizzazione nell’economia e nel mercato del lavoro, accompagnate da tutele più omogenee e adeguate a sostegno della flessibilità. Meno rendite, meno vincoli, più concorrenza, più certezza della legge: queste restano per il Monti-pensiero le leve principali per promuovere la crescita. L’equità non è un capitolo separato, ma un filo rosso che percorre l’agenda in ogni sua parte. Mettere a posto i conti pubblici vuol dire salvaguardare le generazioni future; le deregolamentazioni favoriscono gli outsider, l’occupazione e la crescita aiuteranno i meno favoriti. Con un vigore inedito, ieri Monti ha infine (o meglio finalmente) parlato di donne: dei loro talenti sprecati e delle opportunità negate.

Sui temi e le proposte dell’agenda dovranno confrontarsi – questo l’auspicio del presidente – tutti coloro che si situano all’interno della Cornice. Non solo i partiti, ma anche quelle organizzazioni di rappresentanza degli interessi (dalla Cgil agli ordini professionali) che hanno finora levato gli scudi contro il cambiamento.

I paletti fissati da Monti faranno molto bene alla campagna elettorale. Costringeranno i vari leader a misurarsi con sfide concrete e aiuteranno gli elettori a valutare coerenza ed efficacia delle loro proposte. È lecito tuttavia chiedersi: ci sono tutti gli elementi che servono? E qual è, più in generale, la visione strategica che Monti ha in mente per l’Italia e l’Europa?

Il limite dell’agenda sta proprio nella visione. Forse perché la dà per scontata, Monti ha mancato di tratteggiare quell’immagine di un’«Italia 2020» che pure ci siamo impegnati a realizzare nel quadro della più ampia strategia Ue: un’economia capace non solo di crescere, ma di farlo in modo «intelligente, sostenibile e inclusivo»; una società più dinamica perché piena di giovani on the move (in movimento, come raccomanda l’Ue: ossia messi in condizione di esprimere appieno e dovunque il proprio potenziale lavorativo), fatta di famiglie sicure e anziani attivi. Un welfare, infine, basato su servizi «capacitanti», attentissimo ai bisogni di istruzione e formazione, efficace nel sostenere l’occupazione femminile. E volto in primo luogo a contrastare la povertà e lo svantaggio nei punti di partenza, la forma meno accettabile di ingiustizia sociale. Rigore, crescita e equità sono precondizioni e strumenti per raggiungere questi obiettivi e per dar vita a un nuovo modello di sviluppo economico e di vita sociale. Se chi aspira a cambiare l’Italia e riformare l’Europa non comunica chiaramente i dettagli sulla destinazione, perché appoggiare le riforme e i sacrifici?

Per rafforzare il proprio profilo e la propria visibilità elettorale, all’agenda Monti serve un titolo ambizioso e motivante: quello proposto ora («Cambiare l’Italia, riformare l’Europa: agenda per un impegno comune») va bene al massimo come sottotitolo. La competizione fra i partiti che accettano i paletti del Professore potrebbe giocarsi proprio sui titoli, e dunque su diverse varianti dell’obiettivo «Italia 2020». Un gioco da fare con la massima serietà programmatica, ma anche con un pizzico di fantasia. In modo da convincere gli indecisi, incuriosire i disinteressati e riconquistare gli antipolitici.

Questo articolo è comparso anche su Corriere della Sera del 24 Dicembre 2012

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